{"id":554,"date":"2020-07-31T15:55:49","date_gmt":"2020-07-31T15:55:49","guid":{"rendered":"https:\/\/catechismochiesacattolica.it\/?post_type=pagine&#038;p=554"},"modified":"2022-04-22T13:52:14","modified_gmt":"2022-04-22T11:52:14","slug":"articolo-settimo-il-settimo-comandamento","status":"publish","type":"pagine","link":"https:\/\/lucecristiana.org\/catechismo\/indice-generale\/parte-terza\/sezione-seconda-2\/capitolo-secondo-2\/articolo-settimo-il-settimo-comandamento\/","title":{"rendered":"Articolo settimo &#8211; Il settimo comandamento"},"content":{"rendered":"<h3><b>ARTICOLO 7<\/b><\/h3>\n<h4><b>IL SETTIMO COMANDAMENTO<\/b><\/h4>\n<blockquote><p>\u00ab Non rubare \u00bb (<i>Es <\/i>20,15).<sup> 281<\/sup><\/p>\n<p>\u00ab Non rubare \u00bb (<i>Mt <\/i>19,18).<\/p><\/blockquote>\n<p><b>2401<\/b> Il settimo comandamento proibisce di prendere o di tenere ingiustamente i beni del prossimo e di arrecare danno al prossimo nei suoi beni in qualsiasi modo. Esso prescrive la giustizia e la carit\u00e0 nella gestione dei beni materiali e del frutto del lavoro umano. Esige, in vista del bene comune, il rispetto della destinazione universale dei beni e del diritto di propriet\u00e0 privata. La vita cristiana si sforza di ordinare a Dio e alla carit\u00e0 fraterna i beni di questo mondo.<\/p>\n<h3><b><a name=\"I. La destinazione universale e la propriet\u00e0 privata dei beni\"><\/a>I. La destinazione universale e la propriet\u00e0 privata dei beni<\/b><\/h3>\n<p><b>2402<\/b> All&#8217;inizio, Dio ha affidato la terra e le sue risorse alla gestione comune dell&#8217;umanit\u00e0, affinch\u00e9 se ne prendesse cura, la dominasse con il suo lavoro e ne godesse i frutti.<sup> 282<\/sup> I beni della creazione sono destinati a tutto il genere umano. Tuttavia la terra \u00e8 suddivisa tra gli uomini, perch\u00e9 sia garantita la sicurezza della loro vita, esposta alla precariet\u00e0 e minacciata dalla violenza. L&#8217;appropriazione dei beni \u00e8 legittima al fine di garantire la libert\u00e0 e la dignit\u00e0 delle persone, di aiutare ciascuno a soddisfare i propri bisogni fondamentali e i bisogni di coloro di cui ha la responsabilit\u00e0. Tale appropriazione deve consentire che si manifesti una naturale solidariet\u00e0 tra gli uomini.<\/p>\n<p><b>2403<\/b> Il <i>diritto alla propriet\u00e0 privata<\/i>, acquisita o ricevuta in giusto modo, non elimina l&#8217;originaria donazione della terra all&#8217;insieme dell&#8217;umanit\u00e0. La <i>destinazione universale dei beni <\/i>rimane primaria, anche se la promozione del bene comune esige il rispetto della propriet\u00e0 privata, del diritto ad essa e del suo esercizio.<\/p>\n<p><b>2404<\/b> \u00ab L&#8217;uomo, usando dei beni creati, deve considerare le cose esteriori che legittimamente possiede, non solo come proprie, ma anche come comuni, nel senso che possano giovare non unicamente a lui, ma anche agli altri \u00bb.<sup> 283<\/sup> La propriet\u00e0 di un bene fa di colui che lo possiede un amministratore della provvidenza; deve perci\u00f2 farlo fruttificare e spartirne i frutti con gli altri, e, in primo luogo, con i propri congiunti.<\/p>\n<p><b>2405<\/b> I beni di produzione \u2013 materiali o immateriali \u2013, come terreni o stabilimenti, competenze o arti, esigono le cure di chi li possiede, perch\u00e9 la loro fecondit\u00e0 vada a vantaggio del maggior numero di persone. Coloro che possiedono beni d&#8217;uso e di consumo devono usarne con moderazione, riservando la parte migliore all&#8217;ospite, al malato, al povero.<\/p>\n<p><b>2406<\/b> L&#8217;<i>autorit\u00e0 politica <\/i>ha il diritto e il dovere di regolare il legittimo esercizio del diritto di propriet\u00e0 in funzione del bene comune.<sup> 284<\/sup><\/p>\n<h3><b><a name=\"II. Il rispetto delle persone e dei loro beni\"><\/a>II. Il rispetto delle persone e dei loro beni<\/b><\/h3>\n<p><b>2407<\/b> In materia economica, il rispetto della dignit\u00e0 umana esige la pratica della virt\u00f9 della <i>temperanza<\/i>, per moderare l&#8217;attaccamento ai beni di questo mondo; della virt\u00f9 della <i>giustizia<\/i>, per rispettare i diritti del prossimo e dargli ci\u00f2 che gli \u00e8 dovuto; e della <i>solidariet\u00e0<\/i>, seguendo la regola aurea e secondo la liberalit\u00e0 del Signore il quale, da ricco che era, si \u00e8 fatto povero per noi, perch\u00e9 noi diventassimo ricchi per mezzo della sua povert\u00e0.<sup> 285<\/sup><\/p>\n<h4><b>Il rispetto dei beni altrui<\/b><\/h4>\n<p><b>2408<\/b> Il settimo comandamento proibisce il <i>furto<\/i>, cio\u00e8 l&#8217;usurpazione del bene altrui contro la ragionevole volont\u00e0 del proprietario. Non c&#8217;\u00e8 furto se il consenso pu\u00f2 essere presunto, o se il rifiuto \u00e8 contrario alla ragione e alla destinazione universale dei beni. \u00c8 questo il caso della necessit\u00e0 urgente ed evidente, in cui l&#8217;unico mezzo per soddisfare bisogni immediati ed essenziali (nutrimento, rifugio, indumenti&#8230;) \u00e8 di disporre e di usare beni altrui.<sup> 286<\/sup><\/p>\n<p><b>2409<\/b> Ogni modo di prendere e di tenere ingiustamente i beni del prossimo, anche se non \u00e8 in contrasto con le disposizioni della legge civile, \u00e8 contrario al settimo comandamento. Cos\u00ec, tenere deliberatamente cose avute in prestito o oggetti smarriti; commettere frode nel commercio;<sup> 287<\/sup> pagare salari ingiusti;<sup> 288<\/sup> alzare i prezzi, speculando sull&#8217;ignoranza o sul bisogno altrui.<sup> 289<\/sup><\/p>\n<p>Sono pure moralmente illeciti: la speculazione, con la quale si agisce per far artificiosamente variare la stima dei beni, in vista di trarne un vantaggio a danno di altri; la corruzione, con la quale si svia il giudizio di coloro che devono prendere decisioni in base al diritto; l&#8217;appropriazione e l&#8217;uso privato dei beni sociali di un&#8217;impresa; i lavori eseguiti male, la frode fiscale, la contraffazione di assegni e di fatture, le spese eccessive, lo sperpero. Arrecare volontariamente un danno alle propriet\u00e0 private o pubbliche \u00e8 contrario alla legge morale ed esige il risarcimento.<\/p>\n<p><b>2410<\/b> Le <i>promesse <\/i>devono essere mantenute, e i <i>contratti <\/i>rigorosamente osservati nella misura in cui l&#8217;impegno preso \u00e8 moralmente giusto. Una parte rilevante della vita economica e sociale dipende dal valore dei contratti tra le persone fisiche o morali. \u00c8 il caso dei contratti commerciali di vendita o di acquisto, dei contratti d&#8217;affitto o di lavoro. Ogni contratto deve essere stipulato e applicato in buona fede.<\/p>\n<p><b>2411<\/b> I contratti sottostanno alla <i>giustizia commutativa<\/i>, che regola gli scambi tra le persone e tra le istituzioni nel pieno rispetto dei loro diritti. La giustizia commutativa obbliga strettamente; esige la salvaguardia dei diritti di propriet\u00e0, il pagamento dei debiti e l&#8217;adempimento delle obbligazioni liberamente contrattate. Senza la giustizia commutativa, qualsiasi altra forma di giustizia \u00e8 impossibile.<\/p>\n<p>Va distinta la giustizia <i>commutativa <\/i>dalla giustizia <i>legale<\/i>, che riguarda ci\u00f2 che il cittadino deve equamente alla comunit\u00e0, e dalla giustizia <i>distributiva<\/i>, che regola ci\u00f2 che la comunit\u00e0 deve ai cittadini in proporzione alle loro prestazioni e ai loro bisogni.<\/p>\n<p><b>2412<\/b> In forza della giustizia commutativa, la <i>riparazione dell&#8217;ingiustizia <\/i>commessa esige la restituzione al proprietario di ci\u00f2 di cui \u00e8 stato derubato:<\/p>\n<p>Ges\u00f9 fa l&#8217;elogio di Zaccheo per il suo proposito: \u00ab Se ho frodato qualcuno, restituisco quattro volte tanto \u00bb (<i>Lc <\/i>19,8). Coloro che, direttamente o indirettamente, si sono appropriati di un bene altrui, sono tenuti a restituirlo, o, se la cosa non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9, a rendere l&#8217;equivalente in natura o in denaro, come anche a corrispondere i frutti e i profitti che sarebbero stati legittimamente ricavati dal proprietario. Allo stesso modo hanno l&#8217;obbligo della restituzione, in proporzione alla loro responsabilit\u00e0 o al vantaggio avutone, tutti coloro che in qualche modo hanno preso parte al furto, oppure ne hanno approfittato con cognizione di causa; per esempio, coloro che l&#8217;avessero ordinato, o appoggiato, o avessero ricettato la refurtiva.<\/p>\n<p><b>2413<\/b> I <i>giochi d&#8217;azzardo <\/i>(gioco delle carte, ecc.) o le <i>scommesse <\/i>non sono in se stessi contrari alla giustizia. Diventano moralmente inaccettabili allorch\u00e9 privano la persona di ci\u00f2 che le \u00e8 necessario per far fronte ai bisogni propri e altrui. La passione del gioco rischia di diventare una grave schiavit\u00f9. Truccare le scommesse o barare nei giochi costituisce una mancanza grave, a meno che il danno causato sia tanto lieve da non poter essere ragionevolmente considerato significativo da parte di chi lo subisce.<\/p>\n<p><b>2414<\/b> Il settimo comandamento proibisce gli atti o le iniziative che, per qualsiasi ragione, egoistica o ideologica, mercantile o totalitaria, portano all&#8217;<i>asservimento di esseri umani<\/i>, a misconoscere la loro dignit\u00e0 personale, ad acquistarli, a venderli e a scambiarli come se fossero merci. Ridurre le persone, con la violenza, ad un valore d&#8217;uso oppure ad una fonte di guadagno, \u00e8 un peccato contro la loro dignit\u00e0 e i loro diritti fondamentali. San Paolo ordinava ad un padrone cristiano di trattare il suo schiavo cristiano \u00ab non pi\u00f9 come schiavo, ma [&#8230;] come un fratello carissimo [&#8230;], come uomo, nel Signore \u00bb (<i>Fm <\/i>16).<\/p>\n<h4><b>Il rispetto dell&#8217;integrit\u00e0 della creazione<\/b><\/h4>\n<p><b>2415<\/b> Il settimo comandamento esige il rispetto dell&#8217;integrit\u00e0 della creazione. Gli animali, come anche le piante e gli esseri inanimati, sono naturalmente destinati al bene comune dell&#8217;umanit\u00e0 passata, presente e futura.<sup> 290<\/sup> L&#8217;uso delle risorse minerali, vegetali e animali dell&#8217;universo non pu\u00f2 essere separato dal rispetto delle esigenze morali. La signoria sugli esseri inanimati e sugli altri viventi accordata dal Creatore all&#8217;uomo non \u00e8 assoluta; deve misurarsi con la sollecitudine per la qualit\u00e0 della vita del prossimo, compresa quella delle generazioni future; esige un religioso rispetto dell&#8217;integrit\u00e0 della creazione.<sup> 291<\/sup><\/p>\n<p><b>2416<\/b> Gli <i>animali <\/i>sono creature di Dio. Egli li circonda della sua provvida cura.<sup> 292<\/sup> Con la loro semplice esistenza lo benedicono e gli rendono gloria.<sup> 293<\/sup> Anche gli uomini devono essere benevoli verso di loro. Ci si ricorder\u00e0 con quale delicatezza i santi, come san Francesco d&#8217;Assisi o san Filippo Neri, trattassero gli animali.<\/p>\n<p><b>2417<\/b> Dio ha consegnato gli animali a colui che egli ha creato a sua immagine.<sup> 294<\/sup> \u00c8 dunque legittimo servirsi degli animali per provvedere al nutrimento o per confezionare indumenti. Possono essere addomesticati, perch\u00e9 aiutino l&#8217;uomo nei suoi lavori e anche a ricrearsi negli svaghi. Le sperimentazioni mediche e scientifiche sugli animali sono pratiche moralmente accettabili, se rimangono entro limiti ragionevoli e contribuiscono a curare o salvare vite umane.<\/p>\n<p><b>2418<\/b> \u00c8 contrario alla dignit\u00e0 umana far soffrire inutilmente gli animali e disporre indiscriminatamente della loro vita. \u00c8 pure indegno dell&#8217;uomo spendere per gli animali somme che andrebbero destinate, prioritariamente, a sollevare la miseria degli uomini. Si possono amare gli animali; ma non si devono far oggetto di quell&#8217;affetto che \u00e8 dovuto soltanto alle persone.<\/p>\n<h3><b><a name=\"III. La dottrina sociale della Chiesa\"><\/a>III. La dottrina sociale della Chiesa<\/b><\/h3>\n<p><b>2419<\/b> \u00ab La rivelazione cristiana [&#8230;] ci guida a un approfondimento delle leggi che regolano la vita sociale \u00bb.<sup> 295<\/sup> La Chiesa riceve dal Vangelo la piena rivelazione della verit\u00e0 dell&#8217;uomo. Quando compie la sua missione di annunziare il Vangelo, attesta all&#8217;uomo, in nome di Cristo, la sua dignit\u00e0 e la sua vocazione alla comunione delle persone; gli insegna le esigenze della giustizia e della pace, conformi alla sapienza divina.<\/p>\n<p><b>2420<\/b> La Chiesa d\u00e0 un giudizio morale, in materia economica e sociale, \u00ab quando ci\u00f2 sia richiesto dai diritti fondamentali della persona o dalla salvezza delle anime \u00bb.<sup> 296<\/sup> Per ci\u00f2 che attiene alla sfera della moralit\u00e0, essa \u00e8 investita di una missione distinta da quella delle autorit\u00e0 politiche: la Chiesa si interessa degli aspetti temporali del bene comune in quanto sono ordinati al Bene supremo, nostro ultimo fine. Cerca di inculcare le giuste disposizioni nel rapporto con i beni terreni e nelle relazioni socio-economiche.<\/p>\n<p><b>2421<\/b> La dottrina sociale della Chiesa si \u00e8 sviluppata nel secolo diciannovesimo, all&#8217;epoca dell&#8217;impatto del Vangelo con la moderna societ\u00e0 industriale, le sue nuove strutture per la produzione dei beni di consumo, la sua nuova concezione della societ\u00e0, dello Stato e dell&#8217;autorit\u00e0, le sue nuove forme di lavoro e di propriet\u00e0. Lo sviluppo della dottrina della Chiesa, in materia economica e sociale, attesta il valore permanente dell&#8217;insegnamento della Chiesa e, ad un tempo, il vero senso della sua Tradizione sempre viva e vitale.<sup> 297<\/sup><\/p>\n<p><b>2422<\/b> L&#8217;insegnamento sociale della Chiesa costituisce un corpo dottrinale, che si articola a mano a mano che la Chiesa, alla luce di tutta la parola rivelata da Cristo Ges\u00f9, con l&#8217;assistenza dello Spirito Santo, interpreta gli avvenimenti nel corso della storia.<sup> 298<\/sup> Tale insegnamento diventa tanto pi\u00f9 accettabile per gli uomini di buona volont\u00e0 quanto pi\u00f9 profondamente ispira la condotta dei fedeli.<\/p>\n<p><b>2423<\/b> La dottrina sociale della Chiesa propone principi di riflessione; formula criteri di giudizio, offre orientamenti per l&#8217;azione:<\/p>\n<p>Ogni sistema secondo cui i rapporti sociali sarebbero completamente determinati dai fattori economici, \u00e8 contrario alla natura della persona umana e dei suoi atti.<sup> 299<\/sup><\/p>\n<p><b>2424<\/b> Una teoria che fa del profitto la regola esclusiva e il fine ultimo dell&#8217;attivit\u00e0 economica \u00e8 moralmente inaccettabile. Il desiderio smodato del denaro non manca di produrre i suoi effetti perversi. \u00c8 una delle cause dei numerosi conflitti che turbano l&#8217;ordine sociale.<sup> 300<\/sup><\/p>\n<p>Un sistema che sacrifica \u00ab i diritti fondamentali delle singole persone e dei gruppi all&#8217;organizzazione collettiva della produzione \u00bb \u00e8 contrario alla dignit\u00e0 dell&#8217;uomo.<sup> 301<\/sup> Ogni pratica che riduce le persone a non essere altro che puri strumenti in funzione del profitto, asservisce l&#8217;uomo, conduce all&#8217;idolatria del denaro e contribuisce alla diffusione dell&#8217;ateismo. \u00ab Non potete servire a Dio e a mammona \u00bb (<i>Mt <\/i>6,24; <i>Lc <\/i>16,13).<\/p>\n<p><b>2425<\/b> La Chiesa ha rifiutato le ideologie totalitarie e atee associate, nei tempi moderni, al \u00ab comunismo \u00bb o al \u00ab socialismo \u00bb. Peraltro essa ha pure rifiutato, nella pratica del \u00ab capitalismo \u00bb, l&#8217;individualismo e il primato assoluto della legge del mercato sul lavoro umano.<sup> 302<\/sup> La regolazione dell&#8217;economia mediante la sola pianificazione centralizzata perverte i legami sociali alla base; la sua regolazione mediante la sola legge del mercato non pu\u00f2 attuare la giustizia sociale, perch\u00e9 \u00ab esistono numerosi bisogni umani che non hanno accesso al mercato \u00bb.<sup> 303<\/sup> \u00c8 necessario favorire una ragionevole regolazione del mercato e delle iniziative economiche, secondo una giusta gerarchia dei valori e in vista del bene comune.<\/p>\n<h3><b><a name=\"IV. L'attivit\u00e0 economica e la giustizia sociale\"><\/a>IV. L&#8217;attivit\u00e0 economica e la giustizia sociale<\/b><\/h3>\n<p><b>2426<\/b> Lo sviluppo delle attivit\u00e0 economiche e l&#8217;aumento della produzione sono destinati a soddisfare i bisogni degli esseri umani. La vita economica non mira solo ad accrescere la produzione dei beni e ad aumentare il profitto o la potenza; essa \u00e8 prima di tutto ordinata al servizio delle persone, dell&#8217;uomo nella sua integralit\u00e0 e di tutta la comunit\u00e0 umana. Realizzata secondo i propri metodi, l&#8217;attivit\u00e0 economica deve essere esercitata nell&#8217;ambito dell&#8217;ordine morale, nel rispetto della giustizia sociale, in modo che risponda al disegno di Dio sull&#8217;uomo.<sup> 304<\/sup><\/p>\n<p><b>2427<\/b> Il <i>lavoro umano <\/i>proviene immediatamente da persone create ad immagine di Dio e chiamate a prolungare, le une con le altre e per le altre, l&#8217;opera della creazione sottomettendo la terra.<sup> 305<\/sup> Il lavoro, quindi, \u00e8 un dovere: \u00ab Chi non vuol lavorare, neppure mangi \u00bb (<i>2 Ts <\/i>3,10).<sup> 306<\/sup> Il lavoro esalta i doni del Creatore e i talenti ricevuti. Pu\u00f2 anche essere redentivo. Sopportando la penosa fatica<sup> 307<\/sup> del lavoro in unione con Ges\u00f9, l&#8217;artigiano di Nazaret e il crocifisso del Calvario, l&#8217;uomo in un certo modo coopera con il Figlio di Dio nella sua opera redentrice. Si mostra discepolo di Cristo portando la croce, ogni giorno, nell&#8217;attivit\u00e0 che \u00e8 chiamato a compiere.<sup> 308<\/sup> Il lavoro pu\u00f2 essere un mezzo di santificazione e un&#8217;animazione delle realt\u00e0 terrene nello Spirito di Cristo.<\/p>\n<p><b>2428<\/b> Nel lavoro la persona esercita e attualizza una parte delle capacit\u00e0 iscritte nella sua natura. Il valore primario del lavoro riguarda l&#8217;uomo stesso, che ne \u00e8 l&#8217;autore e il destinatario. Il lavoro \u00e8 per l&#8217;uomo, e non l&#8217;uomo per il lavoro.<sup> 309<\/sup><\/p>\n<p>Ciascuno deve poter trarre dal lavoro i mezzi di sostentamento per la propria vita e per quella dei suoi familiari, e per servire la comunit\u00e0 umana.<\/p>\n<p><b>2429<\/b> Ciascuno ha il <i>diritto di iniziativa economica<\/i>; ciascuno user\u00e0 legittimamente i propri talenti per concorrere a un&#8217;abbondanza di cui tutti possano godere, e per raccogliere dai propri sforzi i giusti frutti. Procurer\u00e0 di conformarsi agli ordinamenti emanati dalle legittime autorit\u00e0 in vista del bene comune.<sup> 310<\/sup><\/p>\n<p><b>2430<\/b> La <i>vita economica <\/i>chiama in causa interessi diversi, spesso tra loro opposti. Cos\u00ec si spiega l&#8217;emergere dei conflitti che la caratterizzano.<sup> 311<\/sup> Si far\u00e0 di tutto per comporre tali conflitti attraverso negoziati che rispettino i diritti e i doveri di ogni parte sociale: i responsabili delle imprese, i rappresentanti dei lavoratori, per esempio le organizzazioni sindacali, ed, eventualmente, i pubblici poteri.<\/p>\n<p><b>2431<\/b> La <i>responsabilit\u00e0 dello Stato<\/i>. \u00ab L&#8217;attivit\u00e0 economica, in particolare quella dell&#8217;economia di mercato, non pu\u00f2 svolgersi in un vuoto istituzionale, giuridico e politico. Essa suppone, al contrario, sicurezza circa le garanzie delle libert\u00e0 individuali e della propriet\u00e0, oltre che una moneta stabile e servizi pubblici efficienti. Il principale compito dello Stato, pertanto, \u00e8 quello di garantire tale sicurezza, di modo che chi lavora possa godere i frutti del proprio lavoro e, quindi, si senta stimolato a compierlo con efficienza e onest\u00e0. [&#8230;] Compito dello Stato \u00e8 quello di sorvegliare e guidare l&#8217;esercizio dei diritti umani nel settore economico; in questo campo, tuttavia, la prima responsabilit\u00e0 non \u00e8 dello Stato, bens\u00ec dei singoli e dei diversi gruppi e associazioni di cui si compone la societ\u00e0 \u00bb.<sup> 312<\/sup><\/p>\n<p><b>2432<\/b> I <i>responsabili di imprese <\/i>hanno, davanti alla societ\u00e0, la responsabilit\u00e0 economica ed ecologica delle loro operazioni.<sup> 313<\/sup> Hanno il dovere di considerare il bene delle persone e non soltanto l&#8217;aumento dei <i>profitti. <\/i>Questi, comunque, sono necessari. Permettono di realizzare gli investimenti che assicurano l&#8217;avvenire delle imprese. Garantiscono l&#8217;occupazione.<\/p>\n<p><b>2433<\/b> L&#8217;<i>accesso al lavoro <\/i>e alla professione deve essere aperto a tutti, senza ingiusta discriminazione: a uomini e a donne, a chi \u00e8 in buone condizioni psico-fisiche e ai disabili, agli autoctoni e agli immigrati.<sup> 314<\/sup> In rapporto alle circostanze, la societ\u00e0 deve da parte sua aiutare i cittadini a trovare un lavoro e un impiego.<sup> 315<\/sup><\/p>\n<p><b>2434<\/b> Il <i>giusto salario <\/i>\u00e8 il frutto legittimo del lavoro. Rifiutarlo o non darlo a tempo debito pu\u00f2 rappresentare una grave ingiustizia.<sup> 316<\/sup> Per stabilire l&#8217;equa remunerazione, si deve tener conto sia dei bisogni sia delle prestazioni di ciascuno. \u00ab Il lavoro va remunerato in modo tale da garantire i mezzi sufficienti per permettere al singolo e alla sua famiglia una vita dignitosa su un piano materiale, sociale, culturale e spirituale, corrispondentemente al tipo di attivit\u00e0 e grado di rendimento economico di ciascuno, nonch\u00e9 alle condizioni dell&#8217;impresa e al bene comune \u00bb.<sup> 317<\/sup> Non \u00e8 sufficiente l&#8217;accordo tra le parti a giustificare moralmente l&#8217;ammontare del salario.<\/p>\n<p><b>2435<\/b> Lo <i>sciopero <\/i>\u00e8 moralmente legittimo quando appare come lo strumento inevitabile, o quanto meno necessario, in vista di un vantaggio proporzionato. Diventa moralmente inaccettabile allorch\u00e9 \u00e8 accompagnato da violenze oppure gli si assegnano obiettivi non direttamente connessi con le condizioni di lavoro o in contrasto con il bene comune.<\/p>\n<p><b>2436<\/b> \u00c8 ingiusto non versare agli organismi di sicurezza sociale i <i>contributi <\/i>stabiliti dalle legittime autorit\u00e0.<\/p>\n<p>La <i>disoccupazione, <\/i>per carenza di lavoro, quasi sempre rappresenta, per chi ne \u00e8 vittima, un&#8217;offesa alla sua dignit\u00e0 e una minaccia per l&#8217;equilibrio della vita. Oltre al danno che egli subisce personalmente, numerosi rischi ne derivano per la sua famiglia.<sup> 318<\/sup><\/p>\n<h3><b><a name=\"V. Giustizia e solidariet\u00e0 tra le nazioni\"><\/a>V. Giustizia e solidariet\u00e0 tra le nazioni<\/b><\/h3>\n<p><b>2437<\/b> A livello internazionale, la disuguaglianza delle risorse e dei mezzi economici \u00e8 tale da provocare un vero \u00ab fossato \u00bb tra le nazioni.<sup> 319<\/sup> Da una parte vi sono coloro che possiedono e incrementano i mezzi dello sviluppo, e, dall&#8217;altra, quelli che accumulano i debiti.<\/p>\n<p><b>2438<\/b> Varie cause, di natura religiosa, politica, economica e finanziaria danno oggi \u00ab alla questione sociale [&#8230;] una dimensione mondiale \u00bb.<sup> 320<\/sup> Tra le nazioni, le cui politiche sono gi\u00e0 interdipendenti, \u00e8 necessaria la solidariet\u00e0. E questa diventa indispensabile allorch\u00e9 si tratta di bloccare \u00ab i meccanismi perversi \u00bb che ostacolano lo sviluppo dei paesi meno progrediti.<sup> 321<\/sup> A sistemi finanziari abusivi se non usurai,<sup> 322<\/sup> a relazioni commerciali inique tra le nazioni, alla corsa agli armamenti si deve sostituire uno sforzo comune per mobilitare le risorse verso obiettivi di sviluppo morale, culturale ed economico, \u00ab ridefinendo le priorit\u00e0 e le scale di valori, in base alle quali si decidono le scelte \u00bb.<sup> 323<\/sup><\/p>\n<p><b>2439<\/b> Le <i>nazioni ricche <\/i>hanno una grave responsabilit\u00e0 morale nei confronti di quelle che da se stesse non possono assicurarsi i mezzi del proprio sviluppo o ne sono state impedite in conseguenza di tragiche vicende storiche. Si tratta di un dovere di solidariet\u00e0 e di carit\u00e0; ed anche di un obbligo di giustizia, se il benessere delle nazioni ricche proviene da risorse che non sono state equamente pagate.<\/p>\n<p><b>2440<\/b> L&#8217;<i>aiuto diretto <\/i>costituisce una risposta adeguata a necessit\u00e0 immediate, eccezionali, causate, per esempio, da catastrofi naturali, da epidemie, ecc. Ma esso non basta a risanare i gravi mali che derivano da situazioni di miseria, n\u00e9 a far fronte in modo duraturo ai bisogni. Occorre anche <i>riformare le istituzioni <\/i>economiche e finanziarie internazionali perch\u00e9 possano promuovere rapporti equi con i paesi meno sviluppati.<sup> 324<\/sup> \u00c8 necessario sostenere lo sforzo dei paesi poveri che sono alla ricerca del loro sviluppo e della loro liberazione.<sup> 325<\/sup> Questi principi vanno applicati in una maniera tutta particolare nell&#8217;ambito del lavoro agricolo. I contadini, specialmente nel terzo mondo, costituiscono la massa preponderante dei poveri.<\/p>\n<p><b>2441<\/b> Alla base di ogni <i>sviluppo completo della societ\u00e0 umana <\/i>sta la crescita del senso di Dio e della conoscenza di s\u00e9. Allora lo sviluppo moltiplica i beni materiali e li mette al servizio della persona e della sua libert\u00e0. Riduce la miseria e lo sfruttamento economico. Fa crescere il rispetto delle identit\u00e0 culturali e l&#8217;apertura alla trascendenza.<sup> 326<\/sup><\/p>\n<p><b>2442<\/b> Non spetta ai Pastori della Chiesa intervenire direttamente nell&#8217;azione politica e nell&#8217;organizzazione della vita sociale. Questo compito fa parte della vocazione dei <i>fedeli laici<\/i>, i quali operano di propria iniziativa insieme con i loro concittadini. L&#8217;azione sociale pu\u00f2 implicare una pluralit\u00e0 di vie concrete; comunque, avr\u00e0 sempre come fine il bene comune e sar\u00e0 conforme al messaggio evangelico e all&#8217;insegnamento della Chiesa. Compete ai fedeli laici \u00ab animare, con impegno cristiano, le realt\u00e0 temporali, e, in esse, mostrare di essere testimoni e operatori di pace e di giustizia \u00bb.<sup> 327<\/sup><\/p>\n<h3><b><a name=\"VI. L'amore per i poveri\"><\/a>VI. L&#8217;amore per i poveri<\/b><\/h3>\n<p><b>2443<\/b> Dio benedice coloro che soccorrono i poveri e disapprova coloro che se ne disinteressano: \u00ab Da&#8217; a chi ti domanda e a chi desidera da te un prestito non volgere le spalle \u00bb (<i>Mt <\/i>5,42). \u00ab Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date \u00bb (<i>Mt <\/i>10,8). Ges\u00f9 Cristo riconoscer\u00e0 i suoi eletti proprio da quanto avranno fatto per i poveri.<sup> 328<\/sup> Allorch\u00e9 \u00ab ai poveri \u00e8 predicata la buona novella \u00bb (<i>Mt <\/i>11,5),<sup> 329<\/sup> \u00e8 segno che Cristo \u00e8 presente.<\/p>\n<p><b>2444<\/b> \u00ab L&#8217;amore della Chiesa per i poveri [&#8230;] appartiene alla sua costante tradizione \u00bb.<sup> 330<\/sup> Si ispira al Vangelo delle beatitudini,<sup> 331<\/sup> alla povert\u00e0 di Ges\u00f9<sup> 332<\/sup> e alla sua attenzione per i poveri.<sup> 333<\/sup> L&#8217;amore per i poveri \u00e8 anche una delle motivazioni del dovere di lavorare per far parte dei beni a chi si trova in necessit\u00e0.<sup> 334<\/sup> Tale amore per i poveri non riguarda soltanto la povert\u00e0 materiale, ma anche le numerose forme di povert\u00e0 culturale e religiosa.<sup> 335<\/sup><\/p>\n<p><b>2445<\/b> L&#8217;amore per i poveri \u00e8 inconciliabile con lo smodato amore per le ricchezze o con il loro uso egoistico:<\/p>\n<blockquote><p>\u00ab E ora a voi, ricchi: piangete e gridate per le sciagure che vi sovrastano! Le vostre ricchezze sono imputridite, le vostre vesti sono state divorate dalle tarme; il vostro oro e il vostro argento sono consumati dalla ruggine, la loro ruggine si lever\u00e0 a testimonianza contro di voi e divorer\u00e0 le vostre carni come un fuoco. Avete accumulato tesori per gli ultimi giorni! Ecco, il salario da voi defraudato ai lavoratori che hanno mietuto le vostre terre grida; e le proteste dei mietitori sono giunte alle orecchie del Signore degli eserciti. Avete gozzovigliato sulla terra e vi siete saziati di piaceri, vi siete ingrassati per il giorno della strage. Avete condannato e ucciso il giusto ed egli non pu\u00f2 opporre resistenza \u00bb (<i>Gc <\/i>5,1-6).<\/p><\/blockquote>\n<p><b>2446<\/b> San Giovanni Crisostomo lo ricorda con forza: \u00ab Non condividere con i poveri i propri beni \u00e8 defraudarli e togliere loro la vita. [&#8230;] Non sono nostri i beni che possediamo: sono dei poveri \u00bb.<sup> 336<\/sup> \u00ab Siano anzitutto adempiuti gli obblighi di giustizia perch\u00e9 non si offra come dono di carit\u00e0 ci\u00f2 che \u00e8 gi\u00e0 dovuto a titolo di giustizia \u00bb:<sup> 337<\/sup><\/p>\n<blockquote><p>\u00ab Quando doniamo ai poveri le cose indispensabili, non facciamo loro delle elargizioni personali, ma rendiamo loro ci\u00f2 che \u00e8 loro. Pi\u00f9 che compiere un atto di carit\u00e0, adempiamo un dovere di giustizia \u00bb.<sup> 338<\/sup><\/p><\/blockquote>\n<p><b>2447<\/b> Le <i>opere di misericordia <\/i>sono azioni caritatevoli con le quali soccorriamo il nostro prossimo nelle sue necessit\u00e0 corporali e spirituali.<sup> 339<\/sup> Istruire, consigliare, consolare, confortare sono opere di misericordia spirituale, come pure perdonare e sopportare con pazienza. Le opere di misericordia corporale consistono segnatamente nel dare da mangiare a chi ha fame, nell&#8217;ospitare i senza tetto, nel vestire chi ha bisogno di indumenti, nel visitare gli ammalati e i prigionieri, nel seppellire i morti.<sup> 340<\/sup> Tra queste opere, fare l&#8217;elemosina ai poveri<sup> 341<\/sup> \u00e8 una delle principali testimonianze della carit\u00e0 fraterna: \u00e8 pure una pratica di giustizia che piace a Dio:<sup> 342<\/sup><\/p>\n<blockquote><p>\u00ab Chi ha due tuniche, ne dia una a chi non ne ha; e chi ha da mangiare faccia altrettanto \u00bb (<i>Lc <\/i>3,11). \u00ab Piuttosto date in elemosina quel che c&#8217;\u00e8 dentro, e tutto sar\u00e0 puro per voi \u00bb (<i>Lc <\/i>11,41). \u00ab Se un fratello o una sorella sono senza vestiti e sprovvisti del cibo quotidiano e uno di voi dice loro: &#8220;Andatevene in pace, riscaldatevi e saziatevi&#8221;, ma non date loro il necessario per il corpo, che giova? \u00bb (<i>Gc <\/i>2,15-16).<sup> 343<\/sup><\/p><\/blockquote>\n<p><b>2448<\/b> \u00ab Nelle sue molteplici forme \u2013 spogliamento materiale, ingiusta oppressione, malattie fisiche e psichiche, e infine la morte \u2013 la <i>miseria umana <\/i>\u00e8 il segno evidente della naturale condizione di debolezza, in cui l&#8217;uomo si trova dopo il primo peccato, e il segno del suo bisogno di salvezza. \u00c8 per questo che la miseria dell&#8217;uomo ha attirato la compassione di Cristo Salvatore, il quale ha voluto prenderla su di s\u00e9, e identificarsi con &#8220;i pi\u00f9 piccoli tra i fratelli&#8221; (<i>Mt <\/i>25,40.45). \u00c8 pure per questo che gli oppressi dalla miseria sono oggetto di <i>un amore di preferenza <\/i>da parte della Chiesa, la quale, fin dalle origini, malgrado l&#8217;infedelt\u00e0 di molti dei suoi membri, non ha cessato di impegnarsi a sollevarli, a difenderli e a liberarli. Ci\u00f2 ha fatto con innumerevoli opere di beneficenza, che rimangono sempre e dappertutto indispensabili \u00bb.<sup> 344<\/sup><\/p>\n<p><b>2449<\/b> Fin dall&#8217;Antico Testamento tutte le varie disposizioni giuridiche (anno di remissione, divieto di prestare denaro a interesse e di trattenere un pegno, obbligo di dare la decima, di pagare ogni giorno il salario ai lavoratori giornalieri, diritto di racimolare e spigolare) sono in consonanza con l&#8217;esortazione del Deuteronomio: \u00ab I bisognosi non mancheranno mai nel paese; perci\u00f2 io ti do questo comando e ti dico: Apri generosamente la mano al tuo fratello povero e bisognoso nel tuo paese \u00bb (<i>Dt <\/i>15,11). Ges\u00f9 fa sua questa parola: \u00ab I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me \u00bb (<i>Gv <\/i>12,8). Non vanifica con ci\u00f2 la parola veemente degli antichi profeti: comprano \u00ab con denaro gli indigenti e il povero per un paio di sandali&#8230; \u00bb (<i>Am <\/i>8,6), ma ci invita a riconoscere la sua presenza nei poveri che sono suoi fratelli:<sup> 345<\/sup><\/p>\n<blockquote><p>Il giorno in cui sua madre la rimprover\u00f2 di accogliere in casa poveri e infermi, santa Rosa da Lima senza esitare le disse: \u00ab Quando serviamo i poveri e i malati, serviamo Ges\u00f9. Non dobbiamo lasciar mancare l&#8217;aiuto al nostro prossimo, perch\u00e9 nei nostri fratelli serviamo Ges\u00f9 \u00bb.<sup> 346<\/sup><\/p><\/blockquote>\n<h3><b><a name=\"In sintesi\"><\/a>In sintesi<\/b><\/h3>\n<p><b>2450<\/b> \u00ab <i>Non rubare<\/i> \u00bb (<i>Dt <\/i>5,19). \u00ab <i>N\u00e9 ladri, n\u00e9 avari, <\/i>[&#8230;] <i>n\u00e9 rapaci erediteranno il regno di Dio<\/i> \u00bb (<i>1 Cor <\/i>6,10)<i>.<\/i><\/p>\n<p><b>2451<\/b><i> Il settimo comandamento prescrive la pratica della giustizia e della carit\u00e0 nella gestione dei beni terreni e dei frutti del lavoro umano.<\/i><\/p>\n<p><b>2452<\/b><i> I beni della creazione sono destinati all&#8217;intero genere umano. Il diritto alla propriet\u00e0 privata non abolisce la destinazione universale dei beni.<\/i><\/p>\n<p><b>2453<\/b><i> Il settimo comandamento proibisce il furto. Il furto consiste nell&#8217;usurpare il bene altrui, contro la volont\u00e0 ragionevole del proprietario.<\/i><\/p>\n<p><b>2454<\/b><i> Ogni modo di prendere ed usare ingiustamente i beni altrui \u00e8 contrario al settimo comandamento. L&#8217;ingiustizia commessa esige riparazione. La giustizia commutativa esige la restituzione di ci\u00f2 che si \u00e8 rubato.<\/i><\/p>\n<p><b>2455<\/b><i> La legge morale proibisce gli atti che, a scopi mercantili o totalitari, provocano l&#8217;asservimento di esseri umani, il loro acquisto, la loro vendita, il loro scambio, come se fossero merci.<\/i><\/p>\n<p><b>2456<\/b><i> Il dominio accordato dal Creatore all&#8217;uomo sulle risorse minerali, vegetali e animali dell&#8217;universo, non pu\u00f2 essere disgiunto dal rispetto degli obblighi morali, compresi quelli che riguardano le generazioni future.<\/i><\/p>\n<p><b>2457<\/b><i> Gli animali sono affidati all&#8217;uomo, il quale dev&#8217;essere benevolo verso di essi. Possono servire alla giusta soddisfazione dei suoi bisogni.<\/i><\/p>\n<p><b>2458<\/b><i> La Chiesa d\u00e0 un giudizio in materia economica e sociale quando i diritti fondamentali della persona o la salvezza delle anime lo esigono. Essa si interessa del bene comune temporale degli uomini in funzione del suo ordinamento al Bene supremo, ultimo nostro fine.<\/i><\/p>\n<p><b>2459<\/b><i> L&#8217;uomo stesso \u00e8 l&#8217;autore, il centro e il fine di tutta la vita economica e sociale. Il nodo decisivo della questione sociale \u00e8 che i beni creati da Dio per tutti in effetti arrivino a tutti, secondo la giustizia e con l&#8217;aiuto della carit\u00e0.<\/i><\/p>\n<p><b>2460<\/b><i> Il valore primario del lavoro riguarda l&#8217;uomo stesso, il quale ne \u00e8 l&#8217;autore e il destinatario. Mediante il lavoro, l&#8217;uomo partecipa all&#8217;opera della creazione. Compiuto in unione con Cristo, il lavoro pu\u00f2 essere redentivo.<\/i><\/p>\n<p><b>2461<\/b><i> Il vero sviluppo \u00e8 quello dell&#8217;uomo nella sua integralit\u00e0. Si tratta di far crescere la capacit\u00e0 di ogni persona a rispondere alla propria vocazione, quindi alla chiamata di Dio<\/i>.<sup> 347<\/sup><\/p>\n<p><b>2462<\/b> <i>L&#8217;elemosina fatta ai poveri \u00e8 una testimonianza di carit\u00e0 fraterna: \u00e8 anche un&#8217;opera di giustizia che piace a Dio.<\/i><\/p>\n<p><b>2463<\/b><i> Nella moltitudine di esseri umani senza pane, senza tetto, senza fissa dimora, come non riconoscere Lazzaro, il mendicante affamato della parabola?<\/i><sup> 348<\/sup> <i>Come non risentire Ges\u00f9: <\/i>\u00ab <i>Non l&#8217;avete fatto a me<\/i> \u00bb (<i>Mt <\/i>25,45)<i>?<\/i><\/p>\n<hr \/>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-size: small;\">(281) Cf <i>Dt <\/i>5,19.<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-size: small;\">(282) Cf <i>Gn <\/i>1,26-29.<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-size: small;\">(283) Concilio Vaticano II, Cost. past. <i>Gaudium et spes<\/i>, 69: AAS 58 (1966) 1090.<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-size: small;\">(284) Cf Concilio Vaticano II, Cost. past. <i>Gaudium et spes<\/i>, 71: AAS 58 (1966) 1093; Giovanni Paolo II, Lett. enc. <i>Sollicitudo rei socialis<\/i>, 42: AAS 80 (1988) 572-574; Id., Lett. enc. <i>Centesimus annus<\/i>, 40: AAS 83 (1991) 843; <i>Ibid<\/i>., 48: AAS 83 (1991) 852-854.<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-size: small;\">(285) Cf <i>2 Cor <\/i>8,9.<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-size: small;\">(286) Cf Concilio Vaticano II, Cost. past. <i>Gaudium et spes<\/i>, 69: AAS 58 (1966) 1090-1091.<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-size: small;\">(287) Cf <i>Dt <\/i>25,13-16.<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-size: small;\">(288) Cf <i>Dt <\/i>24,14-15; <i>Gc <\/i>5,4.<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-size: small;\">(289) Cf <i>Am <\/i>8,4-6.<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-size: small;\">(290) Cf <i>Gn <\/i>1,28-31.<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-size: small;\">(291) Cf Giovanni Paolo II, Lett. enc. <i>Centesimus annus<\/i>, 37-38: AAS 83 (1991) 840-841.<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-size: small;\">(292) Cf <i>Mt <\/i>6,26.<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-size: small;\">(293) Cf <i>Dn <\/i>3,79-81.<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-size: small;\">(294) Cf <i>Gn <\/i>2,19-20; 9,1-4.<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-size: small;\">(295) Concilio Vaticano II, Cost. past. <i>Gaudium et spes<\/i>, 23: AAS 58 (1966) 1044.<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-size: small;\">(296) Concilio Vaticano II, Cost. past. <i>Gaudium et spes<\/i>, 76: AAS 58 (1966) 1100.<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-size: small;\">(297) Cf Giovanni Paolo II, Lett. enc. <i>Centesimus annus<\/i>, 3: AAS 83 (1991) 794-796.<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-size: small;\">(298) Cf Giovanni Paolo II, Lett. enc. <i>Sollicitudo rei socialis<\/i>, 1: AAS 80 (1988) 513-514; <i>Ibid<\/i>., 41: AAS 80 (1988) 570-572.<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-size: small;\">(299) Cf Giovanni Paolo II, Lett. enc. <i>Centesimus annus<\/i>, 24: AAS 83 (1991) 821-822.<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-size: small;\">(300) Cf Concilio Vaticano II, Cost. past. <i>Gaudium et spes<\/i>, 63: AAS 58 (1966) 1085; Giovanni Paolo II, Lett. enc. <i>Laborem exercens<\/i>, 7: AAS 73 (1981) 592-594; Id., Lett. enc. <i>Centesimus annus<\/i>, 35: AAS 83 (1991) 836-838.<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-size: small;\">(301) Concilio Vaticano II, Cost. past. <i>Gaudium et spes<\/i>, 65: AAS 58 (1966) 1087.<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-size: small;\">(302) Cf Giovanni Paolo II, Lett. enc. <i>Centesimus annus<\/i>, 10: AAS 83 (1991) 804-806; <i>Ibid<\/i>., 13: AAS 83 (1991) 809-810; <i>Ibid<\/i>., 44: AAS 83 (1991) 848-849.<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-size: small;\">(303) Giovanni Paolo II, Lett. enc. <i>Centesimus annus<\/i>, 34: AAS 83 (1991) 836.<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-size: small;\">(304) Cf Concilio Vaticano II, Cost. past. <i>Gaudium et spes<\/i>, 64: AAS 58 (1966) 1086.<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-size: small;\">(305) Cf <i>Gn <\/i>1,28; Concilio Vaticano II, Cost. past. <i>Gaudium et spes<\/i>, 34: AAS 58 (1966) 1052-1053; Giovanni Paolo II, Lett. enc. <i>Centesimus annus<\/i>, 31: AAS 83 (1991) 831-832.<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-size: small;\">(306) Cf <i>1 Ts <\/i>4,11.<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-size: small;\">(307) Cf <i>Gn <\/i>3,14-19.<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-size: small;\">(308) Cf Giovanni Paolo II, Lett. enc. <i>Laborem exercens<\/i>, 27: AAS 73 (1981) 644-647.<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-size: small;\">(309) Cf Giovanni Paolo II, Lett. enc. <i>Laborem exercens<\/i>, 6: AAS 73 (1981) 589-592.<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-size: small;\">(310) Cf Giovanni Paolo II, Lett. enc. <i>Centesimus annus<\/i>, 32: AAS 83 (1991) 832-833; <i>Ibid<\/i>., 34: AAS 83 (1991) 835-836.<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-size: small;\">(311) Cf Giovanni Paolo II, Lett. enc. <i>Laborem exercens<\/i>, 11: AAS 73 (1981) 602-605.<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-size: small;\">(312) Giovanni Paolo II, Lett. enc. <i>Centesimus annus<\/i>, 48: AAS 83 (1991) 852-853.<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-size: small;\">(313) Cf Giovanni Paolo II, Lett. enc. <i>Centesimus annus<\/i>, 37: AAS 83 (1991) 840.<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-size: small;\">(314) Cf Giovanni Paolo II, Lett. enc. <i>Laborem exercens<\/i>, 19: AAS 73 (1981) 625-629; <i>Ibid<\/i>., 22-23: AAS 73 (1981) 634-637.<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-size: small;\">(315) Cf Giovanni Paolo II, Lett. enc. <i>Centesimus annus<\/i>, 48: AAS 83 (1991) 852-854.<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-size: small;\">(316) Cf <i>Lv <\/i>19,13; <i>Dt <\/i>24,14-15; <i>Gc <\/i>5,4.<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-size: small;\">(317) Concilio Vaticano II, Cost. past. <i>Gaudium et spes<\/i>, 67: AAS 58 (1966) 1088-1089.<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-size: small;\">(318) Cf Giovanni Paolo II, Lett. enc. <i>Laborem exercens<\/i>, 18: AAS 73 (1981) 622-625.<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-size: small;\">(319) Cf Giovanni Paolo II, Lett. enc. <i>Sollicitudo rei socialis<\/i>, 14: AAS 80 (1988) 526-528.<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-size: small;\">(320) Giovanni Paolo II, Lett. enc. <i>Sollicitudo rei socialis<\/i>, 9: AAS 80 (1988) 520-521.<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-size: small;\">(321) Cf Giovanni Paolo II, Lett. enc. <i>Sollicitudo rei socialis<\/i>, 17: AAS 80 (1988) 532-533; <i>Ibid<\/i>., 45: AAS 80 (1988) 577-578.<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-size: small;\">(322) Cf Giovanni Paolo II, Lett. enc. <i>Centesimus annus<\/i>, 35: AAS 83 (1991) 836-838.<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-size: small;\">(323) Giovanni Paolo II, Lett. enc. <i>Centesimus annus<\/i>, 28: AAS 83 (1991) 828.<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-size: small;\">(324) Cf Giovanni Paolo II, Lett. enc. <i>Sollicitudo rei socialis<\/i>, 16: AAS 80 (1988) 531.<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-size: small;\">(325) Cf Giovanni Paolo II, Lett. enc. <i>Centesimus annus<\/i>, 26: AAS 83 (1991) 824-826.<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-size: small;\">(326) Cf Giovanni Paolo II, Lett. enc. <i>Sollicitudo rei socialis<\/i>, 32: AAS 80 (1988) 556-557; Id., Lett. enc. <i>Centesimus annus<\/i>, 51: AAS 83 (1991) 856-857.<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-size: small;\">(327) Giovanni Paolo II, Lett. enc. <i>Sollicitudo rei socialis<\/i>, 47: AAS 80 (1988) 582; cf <i>Ibid<\/i>., 42: AAS 80 (1988) 572-574.<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-size: small;\">(328) Cf <i>Mt <\/i>25,31-36.<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-size: small;\">(329) Cf <i>Lc <\/i>4,18.<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-size: small;\">(330) Giovanni Paolo II, Lett. enc. <i>Centesimus annus<\/i>, 57: AAS 83 (1991) 862-863.<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-size: small;\">(331) Cf <i>Lc <\/i>6,20-22.<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-size: small;\">(332) Cf <i>Mt <\/i>8,20.<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-size: small;\">(333) Cf <i>Mc <\/i>12,41-44.<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-size: small;\">(334) Cf <i>Ef <\/i>4,28.<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-size: small;\">(335) Cf Giovanni Paolo II, Lett. enc. <i>Centesimus annus<\/i>, 57: AAS 83 (1991) 863.<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-size: small;\">(336) San Giovanni Crisostomo, <i>In Lazarum,<\/i> concio 2, 6: PG 48, 992.<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-size: small;\">(337)Concilio Vaticano II, Decr. <i>Apostolicam actuositatem<\/i>, 8: AAS 58 (1966) 845.<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-size: small;\">(338) San Gregorio Magno, <i>Regula pastoralis,<\/i> 3, 21, 45: SC 382, 394 (PL 77, 87).<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-size: small;\">(339) Cf <i>Is <\/i>58,6-7; <i>Eb <\/i>13,3.<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-size: small;\">(340) Cf <i>Mt <\/i>25,31-46.<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-size: small;\">(341) Cf <i>Tb <\/i>4,5-11; <i>Sir <\/i>17,18.<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-size: small;\">(342) Cf <i>Mt <\/i>6,2-4.<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-size: small;\">(343) Cf <i>1 Gv <\/i>3,17.<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-size: small;\">(344) Congregazione per la Dottrina della Fede, Istr. <i>Libertatis conscientia<\/i>, 68: AAS 79 (1987) 583.<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-size: small;\">(345) Cf <i>Mt <\/i>25,40.<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-size: small;\">(346) P. Hansen, <i>Vita mirabilis<\/i> [&#8230;] <i>venerabilis sororis Rosae de sancta Maria Limensis <\/i>(Roma 1664) p. 200.<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-size: small;\">(347) Cf Giovanni Paolo II, Lett. enc. <i>Centesimus annus<\/i>, 29: AAS 83 (1991) 828-830.<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-size: small;\">(348) Cf <i>Lc <\/i>16,19-31.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>ARTICOLO 7 IL SETTIMO COMANDAMENTO \u00ab Non rubare \u00bb (Es 20,15). 281 \u00ab Non rubare \u00bb (Mt 19,18). 2401 Il settimo comandamento proibisce di prendere o di tenere ingiustamente i&hellip;<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":13523,"parent":546,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1],"class_list":["post-554","pagine","type-pagine","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-senza-categoria"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/lucecristiana.org\/catechismo\/wp-json\/wp\/v2\/pagine\/554","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/lucecristiana.org\/catechismo\/wp-json\/wp\/v2\/pagine"}],"about":[{"href":"https:\/\/lucecristiana.org\/catechismo\/wp-json\/wp\/v2\/types\/pagine"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/lucecristiana.org\/catechismo\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/lucecristiana.org\/catechismo\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=554"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/lucecristiana.org\/catechismo\/wp-json\/wp\/v2\/pagine\/554\/revisions"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/lucecristiana.org\/catechismo\/wp-json\/wp\/v2\/pagine\/546"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/lucecristiana.org\/catechismo\/wp-json\/wp\/v2\/media\/13523"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/lucecristiana.org\/catechismo\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=554"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/lucecristiana.org\/catechismo\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=554"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}